Milanese, Alessandro Stabile si divide tra lo studio di Giulio Iacchetti in cui ha la possibilità di progettare per le migliori realtà del panorama produttivo ed il suo nascente studio dove cerca di affinare con dedizione un pensiero personale ed articolato, rapportandosi con aziende e perseguendo l’obiettivo del “buon progetto”.

Alessandro, Il tuo lavoro È raffinato e tecnico insieme. Una delle cose più difficili per chi fa il nostro mestiere è comunicare un pensiero coerente attraverso  oggetti diversi sviluppati per aziende diverse. Come affronti il tema?

Cerco di portare il progetto a compimento cercando che resti fedele all’idea generatrice e che sia onesto nei confronti del materiale utilizzato, del metodo produttivo e del futuro utilizzo. Non ci tengo particolarmente che negli oggetti si riconosca la mia mano per paura di ridurre tutto solamente ad una questione di stile.


Il portaombrelli René è un oggetto sembra derivare suggestioni formali da elementi naturali. Quali sono le fonti di ispirazione del tuo linguaggio?

Della natura osservo sopratutto l’organizzazione. Mi colpisce come tutto abbia un senso e sia fatto nel miglior modo possibile grazie a millenni di affinamento, pena l’estinzione: in questo senso la natura è un riferimento. Il rimando formale alla natura mi interessa meno, specie se esplicito.

Nel tuo approccio a un nuovo progetto che spazio ha la ricerca sull’iconicità degli oggetti capostipiti? Quanto condiziona e quanto aiuta?

La conoscenza di quanto è stato fatto prima è una condizione obbligata del nostro lavoro, oltre che ad essere un piacere. Gli archetipi della cultura popolare e gli oggetti che hanno fatto la storia del design non fanno altro che determinare un livello qualitativo al quale tendere.

Appartenendo alla categoria delle giovani realtà del design italiano, sai che l’aggettivo giovane rischia di accompagnarti per parecchio tempo come se la professionalità debba essere filtrata e raffinata prima di essere riconosciuta tale. Hai frequentato una scuola internazionale: come vivono i tuoi colleghi questo aspetto?

E’ vero che in Italia rispetto ad altri Paesi, per ragioni sociali e culturali, la precocità è una cosa davvero rara, ma penso che la definizione “giovani” sia un po’ vuota di significato. Io mi sento già vecchio, o meglio in ritardo su quello che avrei voluto fare, dopotutto siamo in un periodo storico dove l’unico vero lusso è il tempo.