Hafsteinn Júlíusson è un designer islandese. Dopo aver terminato il suo bachelor in product design a Reykjavik si è trasferito a Milano per studiare interior e industrial design. Nel 2012 Hafsteinn è tornato in Islanda dove ha dato vita al suo marchio HAF, un laboratorio creativo che sperimenta con concetti innovativi: food design, prodotti, esperienze.

HAF è un brand, un’impresa ambiziosa ma dal sapore familiare. Come riesce a finanziarsi un giovane designer?

La decisione di fondare HAF è stata in gran parte casuale. Una volta pubblicati, i miei lavori hanno ricevuto un’accoglienza molto positiva. Le persone volevano davvero quei prodotti che allora però erano solo prototipi. Così la mia famiglia ha deciso di aiutarmi per avviare una piccola produzione e passo dopo passo abbiamo consolidato il nostro business. Abbiamo avuto la fortuna di godere dell’appoggio del governo islandese. Il fatto che la squadra consista di amici e familiari rende tutto più personale e divertente.

Come procedete nello sviluppo dell’idea di partenza, del concetto insomma?

Il credo principale di HAF come brand e come laboratorio creativo è l’interdisciplinarietà, specialmente quando affrontiamo qualcosa che è completamente nuovo per noi. Questo introduce un elemento di sorpresa e un approccio più fresco che è molto importante per noi. Ci piace collaborare con altri designer. Per esempio, per Wheel of Nutrition abbiamo lavorato con il designer portoghese Rui Pereira. E dal momento che il Portogallo è molto conosciuto per la sua tradizione nella ceramica, abbiamo deciso di produrre là. È una produzione fair-trade e questo è molto significativo dal nostro punto di vista.

Fabbricare oggetti o fabbricare idee: cosa ti interessa maggiormente? Come interpreti la funzione nel tuo lavoro?

Senza dubbio sono più interessato alle idee e al processo creativo che allo stile o a specifiche tecniche artigianali. Noi preferiamo produrre esperienze, non solo oggetti. Il mio design ha a che fare con il concetto che sta dietro ai prodotti e con la storia che questi raccontano. Tutti i nostri prodotti racchiudono un messaggio positivo. Non vogliamo fare una nuova sedia tanto per fare. Nel nostro ultimo progetto ci siamo misurati con la creazione di una nuova esperienza natalizia per la città di Reykjavik. Abbiamo rappresentato in 3D i tradizionali troll islandesi e li abbiamo proiettati su diversi palazzi del centro. I bambini, i turisti e tutta la cittadinanza hanno apprezzato moltissimo; siamo riusciti a creare un’atmosfera completamente diversa in città.

Dopo alcuni anni a Milano hai deciso di tornare in Islanda. Questo sta in qualche modo modificando la tua prospettiva sul lavoro?

Sì, certo. Quando sono ritornato ho realizzato quail enormi privilegi abbiamo qui in Islanda, per la natura e per la straordinaria libertà creative di cui godiamo. Il design islandese è cresciuto molto velocemente, specialmente dopo la grande crisi bancaria. Ora siamo in grado di costruire il nostro futuro su basi solide: vivacità intellettuale ed energia.