Seguendo la sua passione per il design, Robin Rizzini inizia a lavorare attivamente prima ancora di terminare gli studi. Entrato a far parte dello studio Citterio and Partners, segue progetti di cucine, arredo e complementi, illuminazione. Nel 2009 fonda con Bruno Fattorini la Rizzini+Fattorini+Partners che lavora con MDF, Desalto, Poliform, Zanotta, Busnelli. Il tavolo 25 prodotto da Desalto è il frutto di una importante ricerca dello studio su tecnologie e materiali che è stata premiata con il Compasso d’Oro 2014.

Il tuo tavolo 25 per Desalto è stato premiato con il Compasso d’Oro nel 2014. Come lo avete sviluppato?

L’idea era quella di creare il tavolo più sottile e resistente sul mercato. Abbiamo individuato una nicchia scoperta: i tavoli sottili sono sempre stati irrobustiti aumentando gradualmente gli spessori sulla superficie inferiore, in modo invisibile. In quel momento in studio stavamo facendo sperimentazione con i compositi per un altro progetto. In particolare stavamo lavorando con la fibra di carbonio così abbiamo provato a usare il materiale in modo “architettonico”, usandolo per contrastare le forze naturali dell’oggetto sotto compressione.

La ricerca sui materiali e sui processi di produzione è una cifra del tuo lavoro. Come la interpreti?

Effettivamente i materiali ma anche la tecnologia sono gli elementi che danno impulso al mio lavoro ogni giorno. Proprio mentre facciamo questa intervista, in studio siamo nel vivo di un progetto molto complesso che ha preso avvio da una tecnologia abitualmente utilizzata nel settore automotive. Magari sarà pronto per il prossimo Salone…

Come hai iniziato a interessarti di design? Quando eri un ragazzo, volevi diventare un designer?

No. Volevo fare il musicista, il batterista per la precisione. Ma quando studiavo belle arti ero particolarmente bravo al tecnigrafo e un professore di architettura mi incoraggiò a leggere riviste di design e architettura a lezione. C’erano moltissime cose che mi piacevano in quelle riviste così mi sono iscritto in SPD.

I prodotti possono facilmente diventare noiosi per l’immaginazione e per l’occhio di chi osserva. Questa è probabilmente la sfida più grande che un designer affronta nel corso della sua carriera. Come aggiri questo rischio?

Sviluppando un progetto dalla A alla Z compreso il prototipo. Individuando buoni fornitori che mi aiutano a trovare soluzioni ai problemi. Solo allora si possono contattare alcune aziende e guadagnarsi il loro interesse. Questo mette il progetto al riparo da cambiamenti drammatici durante l’ingegnerizzazione in azienda. L’altro modo è quello di usare il proprio irresistibile carisma, cosa che personalmente non ho.

Qual è il significato e il ruolo dell’etica nella progettazione industriale?

Faccio mia la frase ‘il meno disegnato possibile’ che è il titolo di un grande libro dedicato al lavoro di Dieter Rams, uno dei miei 3 designer preferiti di tutti i tempi insieme a Jean Prouvè e agli Eames. Per me questo significa progettare oggetti il più possible corretti e pensati. Rifiuto l’idea di un design ridondante, troppo disegnato così come l’uso di materiali non necessari in termini di quantità ma anche di numero. Il tavolo 25 è un esempio. Questo è il mio contributo personale alla costruzione di un’etica del design.