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L’immagine del cibo attraverso lo schermo. La conferenza di Parasecoli accosta cinema e cucina

L’immagine del cibo attraverso lo schermo. La conferenza di Parasecoli accosta cinema e cucina

La serie dei DesignTalks affronta il tema della rappresentazione filmica del cibo come espressione delle tensioni sociali e politiche.

Mercoledì, in occasione del nuovo appuntamento dei DesignTalks, il nostro ospite Fabio Parasecoli è stato accolto da un pubblico coinvolto e genuinamente interessato alla sua conferenza, “Saziamoci gli occhi“.
Parasecoli, Professore Associato e Coordinatore dei Food Studies presso la New School di New York, ha esposto l’evoluzione della nostra civiltà, parlando di come sia nei film incentrati sul cibo, sia in quelli in cui le pietanze e la preparazione sono elementi di contorno, venga rappresentata un’immagine peculiare della nostra società.

Infatti, la cucina è diventata sempre più fondamentale per l’interpretazione di noi stessi e del mondo che ci circonda. L’affascinante punto di vista di Parasecoli ha catturato, per quasi due ore, tutta la platea – inclusi gli studenti del Master in Food Design – intrattenendola con un excursus sulla produzione cinematografica e televisiva, delineando il cibo come tensioni sociali e politiche.

Uno dei casi studio della sua approfondita ricerca è quello dei film degli anni ’50 e ’60, che costituiscono un esempio perfettamente calzante di queste teorie. Durante il dopoguerra italiano, il ritrovato benessere si riflette nelle pellicole con punti di vista discordanti. Per alcuni registi la cucina è da intendersi come collante e carburante delle relazioni interpersonali, mentre per altri l’abbondanza in tavola si identifica con la corruzione della classe borghese. L’atto del mangiare può diventare, a volte, disgustoso e peccaminoso, come nell’emblematico “La Grande Bouffe” di Marco Ferreri o nello stravagante “La ricotta” di Pasolini. Guardando invece alla cinematografia più recente, Parasecoli evidenzia la presenza prepotente del maschilismo e le impostazioni politiche contemporanee ormai radicate.

Tutte queste analisi portano ad una conclusione imprevedibile: ben lontani dal trasmettere un’idea progressista della nostra società e della sua evoluzione, i film culinari fanno trasparire un assetto della narrazione piuttosto conservatore. Questo si traduce in una discrepanza nella caratterizzazione dei personaggi maschili e femminili, oppure in plot che sposano le idee consolidate di un potere che difende lo status quo invece di spronare al cambiamento sociale.