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DONALD NORMAN IN CATTEDRA

DONALD NORMAN IN CATTEDRA

Non stop di domande nell’incontro in SPD con l’autore di La Caffettiera del Masochista e Emotional Design.

Mercoledì 10 novembre sale in cattedra Donald Norman: una sessione fitta di domande e risposte durante le quali Norman ha giocato con le sedie e ha esplorato insieme agli studenti tutti i possibili usi di uno spremiagrumi.

Donald Norman ha rivoluzionato il modo in cui intere generazioni di designer hanno interpretato il mondo. Con il suo contributo molti degli oggetti quotidiani sono diventati più usabili, non da ultimo il computer mac.

In Italia per presentare il suo ultimo libro, appena pubblicato in Italia daApogeo, Donald Norman ha tenuto una lezione in SPD: una lunga chiacchierata con gli studenti alla scoperta del lato emozionale del design. Il lavoro di Norman è da sempre basato sull’esperienza quotidiana a partire dal suo rivoluzionario libro del 1998, La Caffettiera del Masochista. Psicopatologia degli Oggetti Quotidiani passando per il Computer Invisibile. Emotional Design è il seguito della Caffettiera del Masochista. Il libro propone l’idea che il design giochi su tre livelli differenti: un pianoviscerale, uno legato ai comportamenti d’uso e un terzo di natura piùriflessiva. In altre parole, i prodotti dovrebbero non solo essere funzionali ma in qualche modo presentare anche un impatto estetico ed emotivo. Se ormai sappiamo fare prodotti funzionali, come possiamo fare prodotti che ci facciano sorridere?

Secondo Norman il design viscerale è quello naturale: parla di come le cose appaiono, dell’impatto che hanno sui nostri sensi. Il design comportamentale invece si riferisce esclusivamente alla dimensione funzionale. L’apparenza non ha alcuna importanza: è la performance che conta. Questa è l’area in cui La Caffettiera del Masochista ha rappresentato una svolta fondamentale: come far funzionare un prodotto o meglio, come rendere la sua funzione più facilmente accessibile? È una sfida in cui i prodotti tecnologici rivelano spesso i propri limiti.

Il design riflessivo guarda finalmente al significato delle cose, al loro messaggio. Cosa dice di un individuo l’uso di un prodotto e non di un altro? Questo livello ha a che fare con la proiezione – consapevole – di se stessi, dipende dall’età, dalla storia, dalla cultura di ognuno. D’altro canto è qui che entrano in gioco la brand image e il marketing. Il design riflessivo costruisce la relazione a lungo termine con un prodotto. Lo amiamo o lo odiamo? Il prodotto si vende non sulla base del suo funzionamento ma del suo prestigio e della sua esclusività. Un esempio? Sulla copertina di Emotional Design compare il Juicy Salif un oggetto pensato da Philippe Starck non per spremere limoni ma per “iniziare le conversazioni”.

In estrema sintesi: se il design viscerale è come il prodotto appare e quello comportamentale è come funziona, il design riflessivo è “che cosa significa per ciascuno di noi”. Ogni prodotto lavora contemporaneamente su questi tre livelli, indipendentemente dalla volontà del progettista. Il design riflessivo diventa gradualmente più importante con la maturità di un prodotto. All’inizio del suo ciclo di vita, tutti gli sforzi sono concentrati verso il suo corretto funzionamento. Ma quando diamo ormai per scontata la dimensione di funzionalità, come per le auto o i computer, cosa ci fa scegliere un prodotto invece di un altro? È il design rilessivo il terreno sui cui si decide l’esistenza stessa di un’azienda o una marca. Il design riflessivo riflette il mondo reale.