News

SALONE 06 | THONET TOMORROW: 5 PROGETTI, 1 ICONA SENZA TEMPO

SALONE 06 | THONET TOMORROW: 5 PROGETTI, 1 ICONA SENZA TEMPO

Riflettori puntati sui cinque progetti finalisti, sviluppati dagli studenti del Master in Industrial Design. Selezionati da Gebruder Thonet Vienna per dare forrma alla sedia thonet del futuro. Quale vincerà ed entrerà in catalogo?

I cinque progetti finali, scelti da Giulio Cappellini e da Giovanni Del Vecchio, A.D. Gebruder Thonet Vienna, sono ora in mostra alla Scuola Politecnica di Design fino al 9 aprile.

#1. Progetto di Laura Affinito, Nicola Zappelli (Italia)
L’intreccio di elementi filiformi apparentemente fragili – sottili fasce di legno curvato a vapore – permette di ottenere un oggetto in grado di sostenersi e sostenere, totalmente privo di telaio strutturale. Il motivo dell’intreccio è un omaggio alla paglia di Vienna, così presente nel DNA Thonet. La qualità del progetto è nell’andamento sinuoso della forma che si distende e genera seduta e gambe, nel ritmo dell’intreccio, nella leggerezza e persino nella trasparenza del materiale. Un lavoro che sceglie il paradosso come prima chiave di lettura: il contrasto tra l’aspetto instabile del reticolo, esile e abbondantemente traforato, e la forza della struttura che trova un valido alleato proprio nell’elasticità del legno.

#2. Progetto di Estefanía Fernández (Spagna), Alfredo Sandoval (Venezuela)
Una sedia che si impone per la purezza e la semplice perfezione del disegno. L’oggetto nasce interamente da un unico nastro in legno curvato che interpreta fedelmente il carattere e le qualità formali patrimonio di Gebrüder Thonet Vienna. Facendo leva su una essenzialità di sapore assolutamente contemporaneo. Il disegno della seduta, ottenuta dall’incrocio del legno, vince la prima impressione e nasconde un comfort inaspettato. Il progetto nel suo insieme insegue l’equilibrio tra valori estetici, funzionali, ergonomici e l’innovazione nel processo di produzione.

#3. Progetto di Giorgia Paolini (Italia)
Un oggetto sexy e ironico dalla presenza importante, quasi una scultura. L’idea di Giorgia Paolini si traduce in una sedia morbida e avvolgente, che ruba le forme alla moda. La gonna è il simbolo femminile per eccellenza. Qui una trama trasparente in legno di salice, flessibile e leggero, è cucita intorno a uno scheletro essenziale, sempre in legno, da cui nasce anche la seduta. Gebrüder Thonet Vienna comunica da sempre eleganza e sensualità. Questo concept, dalle forti qualità scenografiche e simboliche, risponde all’esigenza contemporanea di trattare anche gli interni, domestici e non solo, come una scenografia.

#3. Alessandro Pasotti, Francesca Imperiali (Italia)
Stare seduti è, al contrario, un’azione dinamica. Per questo il progetto abbandona lo stereotipo della sedia pensata come una struttura rigida che si sviluppa su due piani quasi ortogonali. Le forme organiche della seduta sono modellate per offrire la libertà di sedersi assumendo posizioni sempre diverse, in assoluto comfort. La scocca in legno di faggio curvato – Thonet in purezza – è scomposta in tre elementi distinti: piano, schienale e poggiabraccio disegnati come moduli assemblabili. In questo modo la singola sedia diventa facilmente sistema per le aree d’attesa e tutte le grandi superfici, da combinare dando vita a infinite architetture.

#5. Progetto di Elisa Ceci Neva, Sara Mezzetta (Italia)
Un solo elemento autoportante genera un intero paesaggio di sgabelli, panche, piani d’appoggio: un sistema che passa con disinvoltura dagli spazi domestici ai luoghi pubblici. Il progetto sceglie il legno curvato come unico materiale da costruzione e ne valorizza le caratteristiche strutturali grazie allo studio delle forze espresse dalla curvatura e dalla tensione delle sue fibre. Il disegno geometrico della fascia rimanda a un volume pieno pur mantenendo la propria leggerezza mentre la superficie esalta il grafismo della materia. Geometria del volume complessivo e pattern – punti di forza del progetto – sono leggibili anche nelle composizioni più articolate che l’utente può scegliere e trasformare ogni giorno da sé, come in un gioco ad incastri.