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STEPHENSON IN SPD | INCONTRO CON L’UOMO ALLA GUIDA DEL DESIGN FIAT

STEPHENSON IN SPD | INCONTRO CON L’UOMO ALLA GUIDA DEL DESIGN FIAT

Frank Stephenson, designer della Mini ora responsabile del Centro Stile Fiat, Lancia e Veicoli Commerciali, inaugura SPDtalks!, il ciclo di lecture aperte al pubblico.

Martedì 6 febbraio Frank Stephenson, dal 2005 a capo del Design Center Fiat Lancia LCV, ha incontrato gli studenti della Scuola Politecnica di Design che anche quest’anno organizza il Master in Transportation Design in collaborazione con le più importanti case automobilistiche. L’incontro ha inaugurato il ciclo SPDtalks!, conferenze aperte al pubblico che la scuola milanese promuove fino a maggio 2007 per diffondere la cultura del design.

La carriera di Frank Stephenson può essere sinteticamente raccontata dai suoi più importanti successi: BMW X5, BMW Mini e, dopo il passaggio in Italia per Ferrari e Maserati, l’inizio di una nuova, promettente stagione alla guida di FIAT, Lancia e LCV (Light Commercial Vehicles). Infinitamente più interessante per il pubblico di giovani designer presente in SPD per l’incontro è l’opportunità di cogliere il lavoro del progettista dietro il successo mondiale dei suoi modelli.

Stephenson – nato in Marocco, passaporto americano, esperienze di lavoro prevalentemente europee – ha 48 anni portati con assoluta disinvoltura e una personalità che calamita facilmente l’attenzione degli studenti e degli ospiti della scuola. Non è estraneo al suo carisma un curriculum di progetti fortunati, alcuni diventati vere icone di design. Il suo racconto si impone anche per il particolare approccio creativo: la visione onnivora del design accanto alla passione in questo caso scontata per l’auto, la pratica della ricerca con foglio e matita insieme al gusto per il lavoro di squadra, fianco a fianco, con designer e modellisti.

La creazione della nuova Mini attraverso un lungo processo interno, particolarmente impegnativo per i quindici modelli sviluppati e la pressione di un progetto senza possibilità di errore, segna un punto di svolta nella sua carriera e offre l’occasione per racconti inaspettati. Come la lattina di Budweiser che, dopo una notte di festeggiamenti per la fine lavoro, Stephenson e i modellisti trasformano nel tubo di scappamento mancante del modello presentato a Chris Bangle quella stessa mattina di 11 anni fa. Nelle parole di Stephenson, le idee più interessanti spesso sono soluzioni di emergenza e portano risultati di inattesa qualità. Così come i tempi corti di sviluppo sui quali insiste più volte con soddisfazione (BMW X5, la nuova Bravo) aggiungendo anche che i primi sketch sono sempre i migliori.

La nuova Mini offre lo spunto anche per una personale intepretazione delretrodesign, terreno troppe volte scivoloso per i progettisti in cerca di ispirazione. Secondo Stephenson occorre guardare sempre al DNA della marca e del modello ma rivolti al futuro, traducendone il linguaggio di design in una forma nuova. Per la Mini Stephenson iniziò a disegnare le possibili evoluzioni che il modello originale non aveva mai avuto in 40 anni – dal 1959 al 1999 – arrivando in questo modo al fortunato concept finale che ha segnato l’inizio di una nuova storia proiettata verso il futuro. La stessa filosofia, promette, è a garanzia dell’operazione nuova FIAT 500, attesa per settembre ma già prefigurata dal concept Trepiùuno: un progetto chiave per Fiat che sfiderà la Mini sul terreno della memoria, dello stile italiano e non ultimo, della personalizzazione come leva per un grande successo popolare.

Stephenson non manca di soffermarsi sullo sviluppo della nuova Bravo con cui è iniziata la sua esperienza in FIAT: un progetto condotto a termine in tempi record – solo 18 mesi contro I 36 della Germania e i 24 del Giappone. Tra molti caffè, entusiasmo e determinazione, l’organizazione alla Stephenson sembra funzionare anche a Torino dove divide il suo team in tre gruppi di lavoro in competizione. Il processo di ricerca è orientato in tre direzioni differenti: acqua-fluidità, aria-leggerezza e terra come solidità, strada. Le prime proposte sono state presentate solo dopo tre settimane. Poi, dagli sketch al modello 1:1 ancora in tre settimane per combinare le idee migliori in un design emozionante e coerente. «Eravamo già sicuri del risultato: quando si lavora così velocemente non c’è tempo di sbagliare».

Molto stimolante per la platea SPD è questa filosofia di design fatta di scoperta, innovazione e emozione unite alla sensibilità per la storia e i valori della marca. Convinto sostenitore dell’equilibrio forma+funzione – componente quest’ultima irrinunciabile nel prodotto auto – Stephenson sottolinea l’importanza di un corretto posizionamento di mercato e mostra una grande sensibilità per le strategie commerciali, da mettere a fuoco immediatamente, prima dell’avvio del progetto. Ma dal punto di vista di un giovane designer, spiega molto più chiaramente la sua visione del mestiere quando insiste di più volte sulla passione: «design is subjective, passion does it» o richiama il dovere e la responsabilità di infrangere le regole. Infine, da manager affermato, raccomanda comunque agli studenti di non perdere mai la capacità di disegnare: il computer aiuta ma è lo sketch il linguaggio base per comunicare il progetto. E il buon design «can be described in a few lines».

Note degli studenti J. Peplowsky e F. Carbini

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